Progetto Hermes

Progetto per la valorizzazione degli archivi scolastici, risorse storiche e didattiche delle scuole

 

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Alcuni modelli "Brendel" conservati in Istituto

 

L' Istituto possiede, oltre al ricco erbario, un'antica collezione di modelli "Brendel" di fiori ed altri organi vegetali che sono stati solo in parte catalogati.

La storia della modellistica scientifica ha origini lontane e fin dal XVIII sec. ci fu l'esigenza di rappresentare e di documentare ciò che era oggetto di nuove conoscenze e doveva essere divulgato ad altri studiosi.

La produzione di modelli e disegni oltre a far vedere le strutture anatomiche così come potevano presentarsi nella realtà, permettevano anche di vederle molto ingrandite come possiamo osservarle al microscopio, e sopratutto di poterle osservare anche quando i soggetti veri non sarebbero stati più disponibili in natura sia per la decomposizione dei corpi, che per la difficoltà di procurarseli, vuoi per la stagione non più adatta alla loro crescita e al loro sviluppo, vuoi per la rarità del reperto. Il modello, ma anche il disegno scientifico, inoltre mettevano accanto fasi diverse di crescita di organi, fiori, frutti, semi, o anche fasi diverse di una malattia o di un'infezione fungina. Tutte cose che per essere osservate avrebbero richiesto lunghe attese di tempo e la necessità di ripetere le osservazioni e le raccolte più volte.
Lo studio degli organi interni veniva svolto per tappe successive, tramite calchi da cui plasmare i modelli.

I modellatori lavoravano con l'abilità dell'artista in collaborazione stretta con gli scienziati, in modo tale che l'artista diventava scienziato e lo scienziato diventava artista.
I materiali usati nel corso della storia sono stati i più svariati anche in relazione al tipo di modello da realizzare, al grado di raffinatezza delle strutture da eseguire e al progresso della tecnologia.
La cera, il gesso, il cristallo, la ceramica, la cartapesta, il legno, fino ai tempi attuali in cui ancora vengono prodotti modelli tridimensionali in materiali plastici di sintesi chimica.
I modelli preziosi settecenteschi e ottocenteschi come quelli in cera, in gesso o in cristallo erano destinati a poche istituzioni di studi superiori o a musei e venivano fatti in serie uniche o riprodotti in numeri molto limitati. Ovviamente richiedevano un lungo lavoro ed un grande impegno economico, che solo le ricche istituzioni di studi superiori sostenute dal patrimonio di principi illuminati potevano permettersi.
I modelli più comuni, come quelli conservati nell'Istituto "Vittorio Emanuele II" e in molte altre scuole italiane, sono della ditta Brendel.

La Manifattura Brendel e figli inizia la sua attività nel 1866 quando Robert Brendel dà l’avvio all’impresa avvalendosi della consulenza scientifica del farmacista Dr. Lohmeyer. Il suo successo fu però dovuto alla brillante idea del prof. Ferdinand Cohn, direttore della Stazione Agricolturale di Breslau in Polonia, che divenne il referente scientifico dei Brendel per molti anni, il quale suggerì di ampliare la produzione dedicandola non solo ai modelli delle piante officinali, ma anche alla botanica sistematica e all’anatomia vegetale. Alla morte del fondatore nel 1898, il figlio Reinhold continua l’opera spostando la manifattura in Germania presso Berlino. Alla fine dell’Ottocento, dopo oltre trenta anni di attività ed esperienza, la manifattura Brendel è ormai conosciuta in tutto il mondo ed ha allargato il proprio campo di produzione anche ad altre discipline scientifiche.
La manifattura vendeva per corrispondenza tramite i propri cataloghi illustrati in tutti paesi europei ed extraeuropei. Produce sicuramente i suoi articoli fino alla data del 1927, anno in cui Brendel figlio muore, compianto dal mondo accademico ma poi non si riesce a sapere se altri proseguirono la sua opera.

 

Come possiamo avvicinarci oggi a queste “collezioni povere” in cartapesta ed altri materiali economici, che furono destinate alle scolaresche di 100 anni fa?
Spesso dimenticate in polverosi ripostigli o nascoste in armadi poco accessibili non vengono quasi più usate, sia perchè considerate retaggio di un "insegnamento antiquato", sia per evitarne l'ulteriore degrado a causa della loro fragilità dovuta all’invecchiamento dei materiali.
Ma il valore didattico di queste antiche collezioni morfologiche non è per niente diminuito visto l'alto rigore scientifico con cui furono fatte e possono essere nuovamente valorizzate.
Esse rappresentano un documento di storia della scienza e della didattica, illustrandoci la concezione scientifica di oltre un secolo fa su molte strutture biologiche, fra le quali alcune possono aver subito importanti cambiamenti di interpretazione nel corso del tempo.
Sono inoltre un bene museale da conoscere e da studiare anche dal punto di vista artistico.
Il lavoro, quindi, che nel nostro Istituto ci proponiamo di svolgere per dare "nuova vita" a questo patrimonio avverrà per tappe successive e prevederà:

- determinazione della consistenza e riordino per mezzo di una schedatura informatizzata;

- realizzazione di un archivio fotografico;

- ricerca storica di notizie e documenti a riguardo;

- analisi dello stato di conservazione e restauro eseguito da specialisti capaci di operare sui diversi materiali di cui sono fatti i modelli e di eseguire le specifiche tecniche di recupero;

- uso didattico indiretto, cioè senza manipolazione dei manufatti ormai fragili e delicati per consentirne la conservazione, ma tramite allestimenti tematici entro vetrine espositive o con allestimenti virtuali su CD rom, che possano mettere in luce la bellezza e il valore scientifico museale.
 

 

Particolari della base di alcuni modelli con i diversi numeri di inventario che, nel tempo, si sono susseguiti